| Commento al vangelo (Lc 23,35-43) |
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| Martedì 16 Novembre 2010 13:27 |
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DIOCESI DI ALTAMURA-GRAVINA-ACQUAVIVA DELLE FONTI PARROCCHIA MATER ECCLESIAE
Domenica 21 novembre 2010
Commento al vangelo (Lc 23,35-43)
La solennità di Cristo Re chiude l’anno liturgico. Il mistero che viene contemplato in questa domenica è la centralità di Cristo sia nella creazione che nella redenzione. Egli infatti è il punto di convergenza di tutta la storia, colui che è l’oggetto dei desideri di ogni uomo, anche di chi lo rifiuta, perché è tutta la gioia e la gloria del Padre donata al mondo. Si tratta di un Re davvero speciale. Egli infatti non è venuto per imporre la sua regalità con la forza degli eserciti e delle armi, come fanno i re di questo mondo, ma con la potenza infinita del suo amore. La liturgia della Parola per farcelo capire ci presenta il brano di Luca che ha per protagonista il Buon Ladrone. Nel racconto evangelico il personaggio centrale è Gesù crocifisso tra due ladroni. Attorno a lui una massa di gente che sta a godersi lo spettacolo di come muore “un uomo”, il Figlio di Dio, tra urla, parole di scherno, derisioni di tutti i tipi da parte dei capi e dei soldati, senza alcuna pietà. Il popolo guarda, testimone del supplizio della croce. Il presupposto di tante bestemmie è che l'identità di Gesù debba rivelarsi nel suo agire: deve dimostrare di essere in grado di salvarsi da solo, come fanno tutti gli uomini e come ha fatto Adamo: voler diventare dio senza Dio. Ma tra tutti i personaggi della scena, ce n’è uno davvero speciale: un ladro, incallito nel male, che vedendo le sue reazioni di fronte a tanta cattiveria, nota che le sue parole non sono quelle tipiche di un condannato. Egli infatti non invoca la vendetta né da parte degli uomini né da parte da Dio, ma invoca il suo perdono e la sua misericordia. Le richieste: “Ha salvato gli altri, Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio” e “Se tu sei il Re dei Giudei, salva te stesso” (Lc 23,35.37) attestano che Gesù si era dichiarato effettivamente il Re dei cieli. Il Buon Ladrone intuisce che un modo simile di morire senza bestemmiare né maledire non è umano, ma è divino. Solo uno davvero padrone di se stesso, della sua sofferenza e della sua morte può avere un tale comportamento. La preghiera al Padre e la richiesta di perdono dimostrano che Gesù non subisce passivamente, ma è protagonista negli eventi che lo riguardano. Le sue parole sulla croce corrispondono a tutta l'attività del suo ministero pubblico: si è occupato sempre, fino all’ultimo, dei peccatori. Non prega solo per i soldati ma per tutti, sinedrio, Pilato, folla, ladroni, ecc. Il Buon ladrone legge in tutto questo l’agire di Dio. La sua preghiera a questo punto è una sola: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo Regno!”. Da vero Dio e Re dei cieli, seduto sul trono della croce, Gesù emette la sentenza di salvezza: “In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso”. Questa sentenza di salvezza egli desidera continuamente pronunciare anche sulla nostra vita di poveri peccatori, a condizione che la facciamo nostra. |
| Ultimo aggiornamento Martedì 16 Novembre 2010 15:51 |














