MATER ECCLESIAE GRAVINA

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Vivere il S. Natale PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Domenica 26 Dicembre 2010 12:58

Vivere il S. Natale

La nascita di Gesù a Betlemme è la presa di possesso di Dio della nostra povera umanità, per cui il messaggero divino può gridare: "Regna il tuo Dio"; "Prorompete insieme in canti di gioia, rovine di Gerusalemme, perché il Signore ha consolato il suo popolo, ha riscattato Gerusalemme… Tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio…. una salvezza offerta a tutti i popoli… Tutta la terra ha veduto la salvezza del Signore".

La natura umana corrotta dal peccato è stata redenta nel momento in cui il Verbo ha preso la natura umana, la natura umana è diventata la natura di Dio.

Il Bambino nato a Betlemme è l'incarnazione della Parola onnipotente di Dio; è l'espressione fatta carne dell'amore del Padre per noi; è la tangibilità del suo amore; è il messaggio per ciascuno di noi della tenerezza di Dio. In quanto “irradiazione della sua gloria, impronta della sua sostanza” è fondamento di tutto quanto esiste.

Giovanni, nel suo vangelo, parla del Verbo fatto carne che “viene nel mondo” per illuminare ogni uomo: “Egli era nel mondo e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe". Dio cammina con la storia umana, dal momento che con la nascita di Gesù è diventata anche storia di Dio.

Nel Figlio della Vergine Maria, Dio si è compromesso con le nostre vicende per dare loro senso e significato.

Con la Chiesa preghiamo: “O Dio, che in modo mirabile ci hai creati a tua immagine, e in modo più mirabile ci hai rinnovati e redenti, fa' che possiamo condividere la vita divina del tuo Figlio, che oggi ha voluto assumere la nostra natura umana”.

 
Gli insegnamenti della Famiglia di Nazaret PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Domenica 26 Dicembre 2010 12:55

Gli insegnamenti della Famiglia di Nazaret

L'amore tra Maria e Giuseppe consiste nel dono reciproco perché l'altro risponda alla sua vocazione ricevuta da Dio: Giuseppe accoglie Maria e l'aiuta a realizzare il disegno della maternità divina su di lei; Maria aiuta Giuseppe a rispondere alla sua vocazione di custode e padre putativo di Gesù.

Gesù è il dono del Padre a Maria e a Giuseppe: dono immeritato e qualitativamente unico e irripetibile.

Gesù è aiuto per Maria e Giuseppe: arricchisce la loro persona del dono della paternità e maternità, stabilendo tra loro un legame superiore a quello dell'affetto reciproco precedente alla sua nascita.

Maria e Giuseppe sono dono per Gesù con la loro maternità e paternità: Maria si prende cura del Figlio di Dio: come qualsiasi madre della terra vigila sul suo stato di salute, lo aiuta a sviluppare le capacità di parlare e di esprimersi in una lingua, di camminare, si preoccupa della sua educazione sociale e culturale; Giuseppe fornisce a Gesù il sostentamento economico per le necessità fondamentali, lo introduce nel ruolo di cittadino e fedele della comunità ebraica, lo introduce al lavoro.

Non troviamo nella famiglia di Nazaret pretese da tutelare e difendere, libertà da rivendicare; non troviamo noia e stanchezza per la vita coniugale e familiare. Si riconosce che l'amore richiede il prezzo del sacrificio di sé senza misura e senza limiti di tempo. E' in gioco la vita di chi è caro: non si può fare diversamente. Il bene di Maria o di Giuseppe o di Gesù è il bene della moglie, del marito e del Figlio. Nessuno ritiene l'altro inferiore dal punto di vista umano o si ritiene migliore dell'altro, più saggio, più capace: ciascuno avverte il dovere di aiutare l'altro a diventare ciò che è chiamato ad essere di fronte a Dio. Maria e Giuseppe non rinunciano al loro compito di formare ed educare il Figlio, e questi a dodici anni esorta Maria e Giuseppe a crescere nella loro genitorialità. Il gesto di Gesù di fermarsi a parlare con i dottori della legge nel tempio di Gerusalemme risponde alla logica della rivelazione e della salvezza, che non appartiene all'orizzonte umano, ed è pertanto comprensibile che Maria e Giuseppe da un lato non rinunziano a richiamare il comportamento del dodicenne e dall'altro che Gesù richiami i suoi genitori al mistero di cui è stato investito ed è iniziatore. Maria e Giuseppe non si rifiutano di crescere nella genitorialità: apprendono la difficile arte di essere genitori giorno dopo giorno anche dal loro Figlio Gesù. Comprendono che il loro compito è sostenere, accompagnare il Figlio nella maturazione e discernimento, attuazione della sua vocazione, senza mirare al soddisfacimento dei propri desideri o vedute o compensazioni psicologiche.

La Famiglia di Nazaret ci rivela il dono impareggiabile che ciascuno dei suoi membri è nella reciprocità. Rompere la comunione significa distruggere la possibilità stessa della propria gioia e crescita umana.

Nella Famiglia di Nazaret tutto si struttura all'interno della comunione divina che le offre l'orizzonte, la grazia e la capacità di adempiere appieno la missione affidatale. E l'adempimento fedele della missione ricevuta fa crescere nella comunione divina. Le consente di vivere le situazioni nuove che vengono a presentarsi in modo fedele, secondo il disegno di Dio, promuovendo la crescita e maturità umana e spirituale di tutti i suoi membri e la rivelazione del mistero di Dio nella storia.

O Dio, nostro Padre, che nella santa Famiglia ci hai dato un vero modello di vita, fa' che nelle nostre famiglie fioriscano le stesse virtù e lo stesso amore, perché, riuniti insieme nella tua casa, possiamo godere la gioia senza fine.

 
NEL MONDO PER TROPPI UN 'ALTRO' NATALE PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 24 Dicembre 2010 20:18

NEL MONDO PER TROPPI UN 'ALTRO' NATALE

Una potente scossa dai fratelli discriminati

LUIGI GENINAZZI

C’ è un altro Natale in giro per il mondo, un Natale molto diverso da quello luccicante, forse un po’ meno consumista ma pur sempre festoso e spesso frivolo, cui siamo abituati in Occidente. E’ un Natale senza addobbi e senza luminarie, celebrato in sordina, spesso di nascosto, con il cuore in gola e lo sguardo irrequieto.

E’ il Natale dei cristiani in Iraq dove non ci saranno né messe di mezzanotte né cerimonie di scambi d’auguri dopo la strage del 31 ottobre nella cattedrale siro-cattolica di Baghdad che ha riaperto l’ennesima 'caccia agli infedeli', con omicidi e rapimenti tornati ad essere cronaca pressoché quotidiana.

E’ il Natale ad alta tensione dei cristiani in Pakistan, duramente provati dalla persecuzione 'legale' che colpisce chiunque venga accusato di blasfemia nei confronti dell’islam, fino alla condanna a morte che da settimane pende sul capo di Asia Bibi.

E’ il Natale di tanti cattolici cinesi che sono costretti a vivere la loro fede nella clandestinità e questa sera si ritroveranno attorno ad un altare improvvisato in un minuscolo appartamento o in un desolato capannone.

E’ il Natale della paura che si vive in molti Paesi a maggioranza islamica, dall’Indonesia alla Nigeria, in tutti quei luoghi dove l’intolleranza religiosa, spesso intrecciata con gli odi tribali, esplode improvvisamente in violenza feroce.

Come è successo contro i copti in un villaggio dell’Egitto lo scorso 7 gennaio (data della festività natalizia secondo il vecchio calendario seguito da alcune Chiese orientali).

E’ il Natale dell’insicurezza che si continua a respirare in Orissa, la regione dell’India dove due anni fa ci furono dei pogrom anti-cristiani da parte dei fondamentalisti indù. E’ il Natale segnato dalla tristezza per i pochi e isolati fedeli dell’Anatolia in Turchia, senza più i loro pastori dopo l’assassinio nel 2006 di don Santoro e quello recente di monsignor Padovese.

Ci turba l’altro Natale, anche perché in questo caso non ce la possiamo cavare con un fugace pensiero ed un piccolo obolo per chi «sta peggio di noi». Di fronte a tanti cristiani che sfidano pericoli di ogni sorta per celebrare la nascita di Gesù, siamo drammaticamente richiamati al perché questa notte, ancora una volta, compiremo quel loro stesso gesto. Lo compiremo in un clima confortevole, senza correre alcun rischio se non quello di cedere al sonno, dentro la routine di «una fede che spesso dorme ed è divenuta stanca», come ha denunciato pochi giorni fa con la sua solita franchezza Benedetto XVI.

Ci sgomenta l’altro Natale che è ormai predominante e riguarda l’immenso popolo dei cristiani discriminati nel mondo. E’ il Natale nel segno della sofferenza che prelude alla croce. Non è un caso se la liturgia fa seguire alla Nascita di Gesù la commemorazione del primo martire della Chiesa e della strage degli Innocenti. Lo ha spiegato molto bene l’arcivescovo caldeo di Kirkuk, monsignor Louis Sako: «Per noi, cristiani perseguitati, la gioia del Natale si lega al dolore e al martirio». Parole dure, lontane dai nostri ovattati stereotipi natalizi.

Già, come vivere la festa della bontà, della fratellanza e della pace quando ti trovi circondato dall’odio e dall’inimicizia di chi ti ha dichiarato guerra? Per i cristiani perseguitati il Natale, più che una festa, è una vera e propria sfida. La loro unica speranza è nel dono di un Bambino venuto a creare una nuova parentela fra gli uomini. E’ in forza di questo che noi, cristiani d’Occidente, ci sentiamo oggi così vicini ai fratelli minacciati di morte che ci ridestano potentemente alla vita.

In molte terre la nascita di Gesù viene celebrata in maniera assai diversa da quella luccicante e spesso frivola a cui siamo abituati in Occidente

 




Fonte "Avvenire"

Ultimo aggiornamento Domenica 26 Dicembre 2010 22:32
 
L’annuncio della nascita dell’Emmanuele PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 15 Dicembre 2010 11:34

 

Domenica 19 dicembre 2010

 

L’annuncio della nascita dell’Emmanuele

La liturgia della Parola di questa 4° domenica di Avvento, vuole aiutarci a capire il senso della nascita di Gesù a Betlemme. Questi è la realizzazione delle promesse fatte da Dio ad Israele e comunicate attraverso i profeti. Siamo invitati a preparare il nostro cuore imitando la fede di Giuseppe e non l’incredulità del re Acaz (si veda la prima lettura), che durante la cosiddetta “guerra siro-efraimita” (735-732 a.C.), ovvero il tentativo compiuto dalla Siria e dal Regno del Nord o Israele di obbligare il Regno del Sud o Giuda a partecipare a una coalizione anti-assira, anziché fidarsi esclusivamente di Dio, preferì allearsi con gli Assiri. In tale circostanza Dio tramite il profeta Isaia rivelò ad Acaz e al popolo d’Israele la nascita del futuro Messia: “la giovane donna concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele” (Is 7,14). Questa Vergine è Maria. Il testo del vangelo di Matteo (Mt 1,16ss) ricorda l’episodio di Acaz per attestare la fedeltà di Dio alle sue promesse.

Il racconto del vangelo si apre con un titolo: “Quanto alla nascita di Gesù” ed è esposto in forma semplice. I versetti iniziali forniscono una indicazione temporale e i dati necessari per capire gli sviluppi del racconto: Giuseppe, considerata la gravidanza di Maria, decide di “non esporla alla diffamazione” con il ripudio legale, ma di “ripudiarla in segreto” (v. 19). L’apparizione dell’angelo in sogno rivela il mistero della nascita del Bambino, spostando l’attenzione dalla nascita al come egli sarebbe nato: dallo Spirito Santo e da una Vergine. Giuseppe apprende che la sua missione è quella di inserire il Messia nella stirpe di Davide e a tale scopo deve “accogliere Maria” nella comunità domestica e coniugale. Giuseppe, presentato secondo il modello del Giuseppe egiziano (cf. Gen 37,5), che conosce in sogno la volontà di Dio, è il modello da imitare per celebrare il Santo Natale. Solo in questo modo saremo capaci di accogliere il dono di colui che è l’Onnipotente nell’amore, Gesù, fattosi Bambino nel grembo della Vergine Maria per la nostra salvezza.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 15 Dicembre 2010 11:39
 
Solennità dell’Immacolata Concezione PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Giovedì 09 Dicembre 2010 09:03

Mercoledì 8 dicembre 2010

Solennità dell’Immacolata Concezione

La figura centrale di questa solennità è la Vergine Maria, l'Immacolata. La verità dell'Immacolata Concezione è  stata definita l'8 dicembre del 1854 da Pio IX:

Maria, scelta fin dall'inizio della sua esistenza, è stata preservata dal peccato originale. I frutti della morte e risurrezione di Cristo (la liberazione dal peccato)

le sono stati anticipati e offerti al momento del suo concepimento, perché non poteva la madre di Dio, colei che doveva offrire la carne al Figlio di Dio essere

macchiata da quel peccato, da cui l'umanità sarebbe stata salvata.
La prima lettura e il vangelo riguardano il mistero della sua vocazione. Il peccato originale, eredità comune di tutti noi, trova la sua causa nella disubbidienza all'amore di Dio

dei nostri antichi progenitori, nel loro volersi sostituire a lui nel decidere il bene e il male. Il testo della Genesi (1° lettura: Gen 3,9-15.20)

racconta la portata negativa di tale atto di superbia: ha interrotto la comunione dell'uomo con il Creatore, la comunione tra gli uomini, con conseguenze a livello personale

(la morte, il dolore, la tentazione). In questo scenario triste, agli inizi della storia umana è  risuonato l'annuncio del protovangelo,  l'annuncio riguardante il Figlio di una donna,

il quale avrebbe schiacciato il capo del serpente antico, Satana. Questa donna è  la Vergine Maria, chiamata da Dio ad essere Madre del Salvatore, del Messia promesso per bocca dei profeti.

Ad Eva, la madre dei viventi, si contrappone Maria, la Madre dei redenti. Il testo dell'annunciazione di Luca (vangelo: Lc 1,26-38) ha lo scopo di fondare il carattere messianico e divino di Gesù,

l'incarnazione come opera dovuta solo all'intervento diretto e libero di Dio Creatore, realizzazione della parola della Genesi.
Maria è  presentata senza dettagli di tipo particolare e privato, eccetto quelli indispensabili per rendere la sua immagine e missione. Nel brano si sottolinea il termine "vergine".

Tutte le azioni sono di Dio. Le parole dell'angelo hanno un carattere straordinario (si veda la differenza con  l'annuncio ad  Agar in Gen 16,8  e con quello alla madre di Sansone in Gdc 13,3).

Il saluto “rallegrati” nell’Antico Testamento è adoperato per dire  la gioia che accompagna la liberazione messianico di Israele.
Le parole dell’angelo sottolineano l'originalità della figura di Maria, del suo stato di grazia. L'"Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga quello che hai detto"

rivela la disponibilità a realizzare il progetto di Dio e a farsi suo strumento.
Maria nella sua santità è  l'immagine della Chiesa e  l'immagine dell'umanità nuova. Il cristiano intravvede in Maria la realizzazione delle promesse divine e il segno luminoso

dei cieli nuovi e della terra nuova. L'Avvento è il tempo propizio per camminare verso gli orizzonti ultimi con una condotta nuova, qualificata dalla fede, la speranza e la carità:

"Come la sua nascita avvenne mediante l'Immacolata Vergine, così  il suo natale sia celebrato da servi immacolati" (Massimo di Torino, Sermone 60, 1-4).

 
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