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Seconda domenica del Tempo Ordinario (15/1/2012) |
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Scritto da Administrator
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Sabato 14 Gennaio 2012 16:04 |
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La parola di Dio di questa domenica ci aiuta a capire la bellezza del dono della chiamata a collaborare con il Signore che ci ha creati e redenti. Nella prima lettura abbiamo la testimonianza di Samuele, chiamato da Dio nel tempio a diventare il mediatore delle scelte di Dio e della sua volontà di grazia su Israele. La chiamata di Dio non si distingue per qualità esterna (ha lo stesso suono e colore di ogni voce) ma per la forza del coinvolgimento di una intera esistenza che essa produce. Dio è colui che chiama tutti per nome, che conosce le fatiche e le speranze di ciascuno, e a tutti e a ciascuno rivolte una parola di grazia e di bontà. Nel vangelo abbiamo il racconto della chiamata di tre discepoli. Due sono discepoli di Giovanni Battista, che appena sentono l’annuncio: “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie i peccati del mondo” con cui indicava la missione di Gesù, si rivolgono a questi chiedendogli: “Rabbì, dove abiti?”. La risposta di Gesù: “Venite e vedrete” dice invito a constatare la portata della comunione di vita con lui. La gioia di Andrea, uno dei due discepoli di Giovanni, attesta la grazia che le parole di Gesù hanno prodotto in lui. L’incontro e le parole di Gesù a Pietro, con le quali gli affida al primo incontro la missione di essere fondamento della comunità dei discepoli di Cristo, della Chiesa, implica il coinvolgimento di tutti e ciascuno nella grande avventura della sequela di Cristo. Se vorremo anche noi potremo fare l’esperienza di Samuele, di Andrea, di Pietro, basta che ci decidiamo a dare importanza a ciò che sembra scontato e apparentemente inutile: l’amore di Dio rivelatosi in Cristo.
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